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Russia-Ucraina: questione Kaspersky e attacchi hacker

da Alvise C.

Tutti i media ne parlano, è scoppiato un conflitto tra Russia ed Ucraina, a causa dell’invasione da parte della Russia di alcuni territori Ucraini. Questo ha portato ad una risposta da parte di paesi Europei, Stati Uniti e molti altri.

Ma il campo di battaglia si sta spostando verso altri lidi, quelli informatici e tecnologici. Vediamo la situazione attuale in merito la questione Kaspersky e gli attacchi hacker accaduti in questi giorni.

Questione Kaspersky: c’è da preoccuparsi?

La questione è stata sollevata da Marco Camisani Calzolari che, attraverso i suoi canali social, metteva in guardia in merito l’utilizzo di prodotti Kaspersky nelle istituzioni italiane.

Eugene Kaspersky, il fondatore della compagnia, ha storicamente avuto rapporti con il Cremlino e con Putin, anche se Kaspersky ha spostato (ormai dal 2017) i propri centri di ricerca in Israele, spostandoli dalla Russia mantenendo lì solo una minima parte dei suoi centri di ricerca.

Il Calzolari ha evidenziato il problema a causa del fatto che proprio lo scorso 26 gennaio Kaspersky ha ottenuto la certificazione MISE (dal Ministero dello Sviluppo Economico) che consente l’utilizzo dei prodotti di sicurezza anche ai livelli massimi della pubblica amministrazione (es. Palazzo Chigi, ecc).

Il problema, ovviamente, si pone proprio per gli ambienti governativi/istituzionali: il rischio di essere intercettati esiste, ad alti livelli si traduce in possibilità di spionaggio governativo e bellico.

Bisogna anche sottolineare che, in realtà, non ci sono prove a sostegno di questo, ovvero c’è un forte rischio ma, per ora, nessuna prova concreta che sia accaduto. Certo, avere software di protezione di matrice straniera (qualsiasi paese esso sia) ad alti livelli governativi NON è consigliabile, anche se grosse aziende di sicurezza informatica a livello italiano non ci sono (TgSoft esclusa).

E Kaspersky cosa dice?

Ma Kaspersky non è rimasta a guardare, infatti ha inviato una comunicazione ai propri principali clienti aziendali, sottolineando le attività intraprese in un momento così delicato e dello spostamento dei propri data center in Svizzera ed altri paesi.

Oltre a questo, è doveroso ricordare che vi sono migliaia di ricercatori ed esperti di sicurezza informatica che collaborano da lunga data con Kaspersky, fornendo importanti apporti alla sicurezza informatica globale, vedi nei casi di attacchi ransomware ecc.

La stessa NSA (National Security Agency) è stata coinvolta in passato in scandali ove si è scoperto l’utilizzo improprio di strumenti informatici per spiare utenti e/o obiettivi sensibili.

Ad ogni modo, il quesito lo si può porre anche in merito molte altre aziende che a livello tecnologico operano nel nostro paese e in Europa, di seguito una piccola lista:

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Tutto questo nel mentre che il collettivo Anonymous ha lanciato una serie di attacchi verso i principali siti governativi di Mosca, Cremlino e molti altri.

Attacchi Hacker: quali sono gli schieramenti?

Molti gruppi di attivisti o cyber-gang si sono apertamente schierate da una parte e dall’altra. La prima è stata ovviamente Anonymous che con un video diretto direttamente a Putin ha annunciato l’inizio di una cyber-offensiva verso siti istituzionali/governativi Russi.

Anche il Gruppo Conti si è apertamente schierato, sembra, a favore della Russia anche se non è ancora del tutto chiara la sua posizione in merito. Il gruppo GhostSec, invece, si è schierato accanto all’Ucraina scatenando diversi attacchi DDOS verso siti militari Russi.

Il gruppo RedBanditsRU, di matrice Russa, si è invece schierato a favore della Russia (ovviamente) come il gruppo UNC1151, collegato all’intelligence Bielorussia, che in passato ha anche sferrato attacchi verso politici tedeschi e campagne ANTI-NATO nei paesi Lituania, Lettonia e Polonia .

A causa di questo oltre 300 siti web sono stati attaccati e addirittura alcune emittenti TV sono state violate ed hanno trasmesso contenuti pro-ucraina.

La situazione è complessa e sicuramente molto delicata, confidiamo nel buon senso delle istituzioni, sperando che tutto ritorni alla normalità.

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