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Lezioni di musica per bambini di soli due anni?

da Giovanni Correddu

Forse hai in casa un genio, e non te ne sei ancora accorto!

Le registrazioni audio e video di questo episodio saranno disponibili qui dalle 15,00 del 20 gennaio 2022:

Symphonic Musical Soul

Keration Podcast

“Maestro, pensa che mio figlio sia abbastanza grande per prendere lezioni di pianoforte?”. Quanta volte gli insegnanti di musica si sentono porre domande di questo tipo. Ma quante volte la loro risposta è: “Aspetta che raggiunga i 6 anni e riportalo qui”.

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Karolina Pratsenko iniziò a suonare il violino quando era molto piccola. Oggi, che ha circa 12 anni, è una “grande” violinista nonché una cantante. La madre è una pianista e il padre è un chitarrista.

In realtà, l’insegnante intende dire che lui non si sente pronto a insegnare a un bambino più piccolo. Infatti, l’idea di insegnare a un bambino di soli due anni a suonare il pianoforte, il violino o un altro strumento è vista quasi come un orrore. Ma la verità è che la ricerca si combina con le prove per dimostrare che il momento migliore per far conoscere la musica a un bambino è durante i suoi primi anni di vita. Masaru Ibuka è un’autorità sull’educazione dei bambini. Ecco cosa afferma nel libro Kindergarten Is Too Late!:

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“Oggi lo studio sia della fisiologia cerebrale che della psicologia infantile ha permesso di dimostrare che la chiave per lo sviluppo dell’intelligenza è nell’esperienza di un bambino nei suoi primi tre anni di vita, cioè durante il periodo in cui le cellule cerebrali si sviluppano. Come nessun bambino alla nascita è già un genio, così nessuno nasce sciocco. Tutto dipende dalla stimolazione delle cellule cerebrali durante gli anni cruciali”.

 “Ma un bambino così piccolo non può sicuramente capire nulla di musica”, obietta il genitore che si sofferma negativamente sul suo bambino ancora troppo piccolo. Ma riflettete: A quale età un bambino inizia ad apprendere la sua lingua madre? A 5 o 6 anni? Niente affatto! Pochissimo tempo dopo il concepimento, un feto inizia già a sentire i suoni da cui è circondato. Subito la nascita, il suo udito si amplia e così inizia a sentire i suoni del linguaggio e nel suo cervello inizia qualcosa di straordinario: le cellule iniziano a unirsi, formando qualcosa di simile ai circuiti stampati di una scheda elettronica; e la maggior parte dei bambini inizia a parlare prima dei due anni. Non è straordinario?

Se sei un adulto, pensi che sia più facile imparare a suonare qualche semplice pezzo al pianoforte o parlare fluentemente una lingua straniera? Chiunque si è cimentato a imparare una lingua straniera, magari di origine diversa da quella madre, confermerà quanto sia difficile. Dopo diversi mesi di tentativi, a volte anni, forse non riesce ancora a sbiascicare quasi nessuna parola. Eppure, la maggior parte dei bambini impara la lingua madre prima dei tre anni. Molti bambini così piccoli riescono anche a imparare almeno una lingua straniera. Naturalmente finché non impareranno a leggere e a scrivere, il loro vocabolario sarà limitato a quello che sentono e dal punto di vista grammaticale commetteranno diversi errori. Ma se è possibile imparare una lingua, perché dovrebbe essere impossibile riuscirci con la musica?

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Il maestro Shinichi Suzuki

Il maestro Shinichi Suzuki, un famoso e virtuoso violinista, ha dimostrato che i bambini di 2-4 anni possono imparare a suonare. I suoi studenti sono una prova schiacciante. Il suo programma di studio prevede l’inizio dell’apprendimento del violino a due anni. A 4 anni i suoi studenti sono già pronti a esibirsi in pubblico lasciando tutti a bocca aperta mentre eseguono magnificamente le opere di Bach e Vivaldi.

Quindi, non sarebbe saggio sottovalutare le capacità di apprendimento dei bambini.

Da dove iniziare

L’educazione musicale di un bambino non inizia con lezioni musicali profonde e complesse. Piuttosto si inizia facendo ascoltare la musica e invitando il bambino a canticchiare ciò che sente.

Le mamme, le persone che di solito passano più tempo con i neonati, possono far ascoltare musica ai loro figli. Se sono intonate, possono cantarla loro. Dovrebbero farlo ogni giorno. Assicurandosi di intonare correttamente la musica, i bambini impareranno a essere anche loro intonati. I bambini, infatti, sono come delle spugne: apprendono qualsiasi cosa, buona o cattiva. Pertanto, una cattiva intonazione della mamma insegnerebbe loro a cantare in modo stonato.

E poi? I genitori potrebbero regalare ai loro pargoli un dispositivo audio. Un lettore MP3 per bambini con memoria incorporata potrebbe essere sufficiente (si evitino i lettori a cui si deve aggiungere una SD o una microSD: potrebbe essere facilmente ingoiata da un bambino sotto i 3 anni). A questo punto i genitori insegneranno al piccino le funzioni base del lettore. Anche se non ci saranno risultati immediati, in breve tempo il bambino assorbirà e apprezzerà anche la musica più complessa. Nel libro Kindergarten Is Too Late!, Masaru Ibuka riferisce:

“Subito dopo il parto, una coppia che amava la musica classica fece ascoltare al proprio figlio la Suite n. 2 di Bach per alcune ore ogni giorno. Dopo 3 mesi, il bambino iniziò a muovere il corpo in modo vivace seguendo il ritmo. Quando il ritmo accelerava raggiungendo il tema musicale, i movimenti del bambino diventavano più rapidi e attivi e, quando la musica finiva, diventava triste. Spesso, quando il bambino era irrequieto o piangeva, i suoi genitori mettevano questa musica e lui si calmava all’istante”.

Quindi, un genitore non dovrebbe essere frettoloso nel pensare che suo figlio non sia capace di apprezzare e apprendere. Le sue capacità di apprendimento di qualcosa di complesso, come il linguaggio, sono straordinarie.

Apprendimento formale

Supponiamo che un bambino di circa due anni sia pronto per ricevere un’istruzione musicale più formale: chi insegnerà al piccino? Un insegnante privato o uno dei suoi genitori? È meglio che lo studio sia fatto in casa con un insegnante privato oppure in una scuola di musica? La risposta dipende dallo strumento musicale scelto. Il violino è uno degli strumenti più indicati per i bambini, ma per la natura stessa dello strumento è consigliabile un insegnante qualificato fin dall’inizio. Questi insegnerà la giusta impostazione dell’archetto, dello strumento sotto il mento, ecc.

Anche se di dimensioni maggiori, il pianoforte è di sicuro più semplice. Per suonare una qualsiasi nota basta premere un tasto e ascoltarne il suono. Naturalmente per un pianoforte “analogico” casalingo sarebbe saggio accertarsi che sia correttamente accordato, così si eviterà di “mettere in pericolo” l’orecchio dell’allievo. La complessità del violino obbliga ad avere un insegnante qualificato, per evitare di suonare in modo errato le note, compresi i diesis e i bemolle, o si arrecherà un danno considerevole al bambino

Fra l’altro, questo è il momento in cui un bambino può raggiungere l’“orecchio assoluto”. Secondo l’Harvard Dictionary of Music l’“orecchio assoluto” è la capacità di una persona di identificare per nome un singolo suono musicale senza dover ascoltare le note vicine in altezza. Questa capacità non è indispensabile, ma potrà essere utile quando il bambino diventerà un musicista adulto.

Se la madre non fosse una musicista, potrebbe prendersi il tempo per studiare lei per prima la musica. Così imparerà la posizione corretta della scala di Do (Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do), nonché la posizione corretta delle mani e delle dita sullo strumento. Allora le sarà più facile seguire il progresso musicale del suo bambino. Molte madri trovano utile tenere in grembo il proprio bambino mentre suonano il pianoforte.

Comunque, la madre non sostituirà l’insegnante qualificato. Userà un metodo di insegnamento simile a quello che è usato per insegnare a parlare a un bambino. Nessun genitore si sognerebbe di insegnare le regole grammaticali a un neonato! Come ha imparato a parlare imitando gli adulti da cui è circondato, così un bambino impara a suonare il pianoforte. La mamma del nostro esempio eviterà di suonare musica complessa, ma suonerà lentamente piccoli gruppi di note, cantando contemporaneamente il loro nome (a patto che sia intonata): Do-Re-Mi; Do-Mi-Sol; Do-Do-Fa; Do-Fa-Mi, ecc.

La mamma lasci un po’ di libertà al piccolo. Non gli dovrebbe impedire di canticchiare nomi “errati” delle note o di battere con i pugni sulla tastiera (sempre che non sia il piccolo Bruce Banner, non ha la forza distruttiva di un adulto). La mamma sia paziente. D’altronde, questa lezione durerà solo dieci minuti.

Dopo questa piccola lezione, la madre potrebbe notare che il bambino inizia a camminare sulla tastiera, proprio come fanno molti gatti nei video musicali presenti online! Che lei non si disperi! Che attenda piuttosto qualche giorno: il piccolo le farà delle piacevoli sorprese. Ripetiamo l’importanza di usare questo metodo tutti i giorni. E ripetiamo che bastano solo dieci minuti al giorno.

Come mantenere l’interesse

È della massima importanza continuare a stimolare l’interesse e l’attenzione del piccolo. Lo sviluppo intellettuale di un bambino è più veloce quando sono presenti altri bambini, mentre giocano e “chiacchierano” fra loro. Questo vale anche con la musica. Se in famiglia ci fossero altri figli più grandi che suonano il pianoforte, si potrebbe valutare di includere anche il bambino durante le lezioni del più grande (serve l’autorizzazione dell’insegnante, non solo quella dei genitori). Specialmente se le lezioni si tengono in una scuola, è essenziale spiegare al più piccolo che non deve disturbare. Forse all’inizio non mostrerà alcun interesse, ma con il tempo la sua attenzione potrebbe essere gradualmente attirata.

Naturalmente, se diversi membri della famiglia sono musicisti, sarebbe una bell’idea creare una sorta di band casalinga, in cui qualcuno canterà e qualcun altro suonerà (anche a turno).

Magari noterai che il bambino inizierà a copiare gli altri, aprendo la bocca per cantare. Forse non succederà le prime volte, ma abbi pazienza!

Anzi, questo tipo di comportamento andrebbe incoraggiato. Includere un bambino in questo modo insegnerà il senso del ritmo nonché l’importanza di andare d’accordo con gli altri, e non solo dal punto di vista musicale.

Che dire dei bambini più grandi?

Finora ci siamo concentrati sui bambini più piccoli. Che dire, però, di un bambino che abbia superato i 3 anni? È tardi? Che si tratti di musica o di un’altra materia, non è tardi!

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Aram Khachaturian

Molti bravi musicisti non hanno ricevuto alcuna formazione musicale se non in tarda infanzia. Addirittura, il defunto compositore armeno Aram Khachaturian iniziò a studiare musica a 19 anni. Che dire del sottoscritto? Io iniziai a studiare musica a 12 anni. Dopo poche settimane, avevo già scritto le mie prime composizioni musicali. Un anno dopo, le unii creando la mia prima sinfonia!

Si tenga presente che i bambini più grandi hanno bisogno di semplicità e di un’atmosfera divertente durante le lezioni. Molti insegnanti sono troppo ansiosi di insegnare ai piccoli la teoria musicale di base, ovvero come riconoscere le note disposte sulle righe e sugli spazi di un rigo musicale.

Ma questo è il peggior metodo. È toppo accademico e non raggiunge l’obiettivo che i bambini hanno sin dall’inizio: suonare subito!

Confermiamolo con un’esperienza. Un insegnante aveva passato 45 minuti cercando di imprimere nella mente e nella memoria di un bambino che la nota “B” si trova sulla terza riga in uno spartito in chiave di violino, ma non ottenne alcun risultato. Innanzi tutto, per la maggior parte dei bambini in tenera età 45 minuti sono troppi. Infine, e senza perdere la pazienza, l’insegnante portò il suo allievo in cucina e indicò una scatola di biscotti che si trovava sul terzo ripiano di un armadio a muro. Quindi tornarono al pianoforte per fare un ripasso. Il bambino di sei anni non ricordava nulla.

All’improvviso l’insegnante gli chiese: “Dov’è la scatola dei biscotti?”. Senza esitazione, il piccolo rispose: “Sul terzo scaffale”. A quel punto, l’insegnante aveva attirato il suo interesse!

La maggior parte dei bambini non ha bisogno di impantanarsi nei dettagli.

Vuole parlare come la mamma, suonare come la mamma, cantare come la mamma (o come il fratello o la sorella maggiore). E ricorderà solo quello che gli interessa!

Quindi, le lezioni di musica devono essere tenute in modo da cattura l’attenzione. E l’attenzione non deve essere persa. L’insegnante deve usare amore, non aggressività. Di solito i bambini imparano più facilmente se si usano canzoncine di sole 2 o 3 note diverse e con ritmi accattivanti.

Prepara le lezioni in base a cosa ama suonare il bambino.

Usa molta fantasia imitando i bambini. Non è realistico sviluppare un metodo unico per insegnare ai bambini; non terrebbe conto dei loro diversi temperamenti e gusti.

Che l’insegnante sia un genitore o qualcun altro, questi deve conoscere la personalità di ogni allievo.

Per esempio, quando suona il pianoforte, dimostra più interesse per il ritmo che per la melodia? Prova a suonare più note contemporaneamente, manifestando un maggior interesse per l’armonia? L’insegnante deve discernere tali inclinazioni se vuole avere successo con i bambini più piccoli.

Un ultimo avvertimento

Anche se è lodevole che un genitore voglia essere coinvolto quanto più nell’educazione precoce di suo figlio, una madre (o un padre) deve riconoscere i propri limiti come insegnante (di musica o di qualsiasi altra materia).

Anche se non è difficile suonare quei piccoli gruppi di note menzionati prima o dimostrare la corretta posizione delle mani e delle dita, un bambino potrebbe essere pronto per qualcosa di più avanzato prima di quanto si pensi. Ecco perché potrebbe essere essenziale la scelta di un insegnante qualificato. In questo modo non si rischierà di presentare argomenti molto tecnici nel modo sbagliato, arrecando danni durevoli a un allievo principiante. Sii modesto, quindi, e ammetti i tuoi limiti.

La musica, come molte altre cose di cui godiamo, è un dono di Dio. Ha recato gioia e allegrezza a tante persone. Mettila a disposizione dei tuoi figli? Ma quando? Inizia dalla loro infanzia!

Fonte principale dell’articolo: Awake!

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