Il COVID-19 è diffuso dal canto

Il COVID-19 è diffuso dal canto

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Da quasi un anno, il mondo dell’Arte Musicale ha subito il suo più grande tracollo: a causa della pandemia da COVID-19, non è più possibile organizzare eventi con grandi assemblamenti di persone. Fino a quando la pandemia sarà presente nelle nostre vite, i concerti continueranno a saltare.

Questo non significa che non siano state trovate delle soluzioni. Per esempio, sono stati tenuti alcuni concerti a mo’ di drive-in, con il pubblico seduto in macchina. Molti hanno organizzato concerti in streaming su YouTube e Twitch. Comunque, il contatto fisico a cui eravamo abituati, è venuto meno, anche nel caso di concerti organizzati in modo più “tradizionale”, a causa della presenza di transenne e plexiglass, nonché a un ridotto numero di presenti.

A tutto questo, si aggiunge una serie di studi condotti in Giappone, di cui ha parlato CLASSIC fM. È stata stilata la lista delle lingue canore a rischio. Al primo posto troviamo il tedesco, seguito da altre lingue occidentali.

In questi studi è stato messo a confronto il modo di cantare dell’Europa occidentale con l’Asia, con il Giappone in particolare. Il “trillo” della lingua tedesca è risultato lo stile canoro più rischioso, mentre il “crooning” giapponese è il meno rischioso.

Sin dallo scoppio della pandemia, OMS e scienziati consigliarono di indossare la mascherina perché, aprendo la bocca, fuoriescono delle goccioline che possono trasmettere facilmente la malattia. Il rischio aumenta sia tossendo che parlando. Naturalmente, cantare non diminuisce il rischio, in nessuna lingua. Anzi, secondo lo studio, ci sono alcune lettere, sillabe e parole che possono aumentare notevolmente il rischio.

Le consonanti aspirate sono le prime incriminate. Per esempio, in inglese la lettera “P” crea un soffio d’aria, che include quelle goccioline.

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Uno di questi studi, commissionato dalla Japan Association of Classical Music Presenters (JACMP), 8 cantanti professionisti — di cui 4 tenori e 4 soprani — hanno eseguito brevi assoli in giapponese, tedesco e italiano. Il test è stato condotto in un laboratorio covid-free.

Il test ha incluso una popolare canzone giapponese per bambini, l’Inno alla gioia della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven e brani dalla Traviata di Giuseppe Verdi.

German riskiest language for singing? Westminster Symphonic Choir pictured singing Beethoven's 'Ode to Joy'
Cantare in tedesco è pericoloso. Nella foto: il Coro Sinfonico di Westminster mentre canta l’Inno alla gioia di Beethoven. Immagine: Getty

Il brano più “pericoloso” è stato l’Inno alla gioia: in un solo minuto di canto sono state prodotte ben 1.302 goccioline. La Traviata si è dimostrata altrettanto pericolosa, con 1.166 giocioline per minuto. Che dire della canzone giapponese? Il pericolo si è dimezzato: solo 580 goccioline per minuto.

Japanese choir performs Beethoven’s ‘Ode to Joy’ in annual Tokyo concert
Un componente di un coro di Tokyo ha detto: “Se smettessi di cantare in francese, italiano e tedesco, non potrei più esibirmi”. Immagine: Getty

Masakazy Umeda, segretario generale della Japan Choral Association, ha detto:

Quando cantiamo in tedesco, consiglio ai nostri membri di stare alla massima distanza fra loro

Toru Niwa, direttore di JACMP, ha affermato che i risultati non dovrebbero scoraggiare i cantanti dall’eseguire musica europea durante la pandemia. Ha aggiunto anche che fra i componenti dei cori professionisti giapponesi non ci sono stati casi di trasmissione della malattia, indipendentemente dalla lingua usata nel canto.

Niwa ha detto a CBS News:

La musica classica è la base della musica canonica occidentale. Se smettessi di cantare in francese, italiano e tedesco, non potrei più esibirmi.

Niwa aggiunge che in Giappone molti cori stanno partecipando a nuovi studi che dimostrano che, con le giuste precauzioni, il rischio di trasmissione si è ridotto in modo significativo. In particolare, dice che è utilire tenere sotto controllo l’areazione, usare la mascherina e mantenere il distanziamento sociale.

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La Japan Choral Association ha condotto un altro studio, a cui hanno partecipato 20 cantanti, compresi alcuni bambini. Anche loro hanno messo a confronto un brano in lingua giapponese e l’Inno alla gioia di Beethoven.

Il risultato? Lo “sputo” dalla bocca durante il canto in giapponese ha raggiunto i 61 cm, mentre quello in tedesco è arrivato a 111 cm.

Qual è la spiegazione di questa notevole diffenza? Secondo Umeda e Niwa, la lingua giapponese prevede l’uso di consonanti dolcemente sonore, con un tocco più delicato quando si pronunciano anche le vocali.

Se avete modo di assistere a qualche concerto trasmesso online dal Giappone in giapponese, noterete come i cantanti tendenzialmente stanno più vicini rispetto ai concerti in lingue dell’Europa Occidentale.

Questo conferma, quindi, l’importanza di mantere misure più severe in Europa.

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