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Hawaii: dietro lo specchio della musica

da Giovanni Correddu

Chiudi gli occhi e ascolta le deliziose note di una canzone hawaiana. Ora immagina con la tua mente le isole dei mari del sud sopra un mare azzurro, con palme che si muovono al tocco del vento, spiagge piene di un corallo bianco, alte onde perfette da solcare, senza dimenticarne gli abitanti, i cortesi polinesiani. Ma per un nativo delle Hawaii, questa fantasia mentale va più nel profondo. La sua musica è uno specchio della storia delle sue isole.

L’antico hawaiano “cantava” quando aveva qualcosa da dire ma sentiva che non si poteva esprimere in nessun altro modo. Cantava mentre pregava, dedicava serenate alla sua amata e ninne nanne ai suoi figli. I canti potevano essere dedicati a personaggi valorosi o alle tragedie della guerra; potevano essere anche delle profezie. Infatti, c’era una canzone adatta a ogni occasione. Attraverso questo modo di recitare in modo musicale, la storia e altre questioni importanti sono state tramandate di generazione in generazione, e ancora oggi si possono ricordare. I capi hawaiani preparavano i cantanti per esibirsi in occasioni speciali, così da cantare inni ai loro nomi e proclamare la loro discendenza.

Com’era suonata quest’antica musica? Non aveva nulla a che fare con la musica moderna delle Hawaii. Per l’orecchio occidentale potrebbe sembrare monotona a causa della sua gamma tonale limitata, spesso di sole 2 o 3 note.

L’hawaiano usava la parola “mele”, che significa “poesia”, quando si trattava di cantare. Ma a causa dell’influenza e dell’arrivo di popolazioni straniere, “mele” è diventato sinonimo di “canzone”. Così, le canzoni hawaiane, come succedeva nell’antica poesia, usano un linguaggio molto figurativo. Ad esempio, le canzoni che all’apparenza descrivono cose come fiori o luoghi possono riguardare invece persone ed emozioni.

Tipi di canto

Questi canti, o poesie, sono stati suddivisi secondo due classificazioni generali: “Mele oli” (canti non accompagnati) e “mele hula” (accompagnati dal ritmo).

I canti senza accompagnamento consistevano in ballate, preghiere, profezie, nenie e canti profani di minore importanza. Questo tipo di canto richiedeva una grande profondità toracica, abilità vocali naturali e un eccellente controllo del respiro per sostenere le frasi insolitamente lunghe. Il tono veniva mantenuto su un livello generale tranne quando il respiro naturale era d’obbligo, e di solito la frase si chiudeva con un leggero trillo. Il “mele oli”, o canto non accompagnato, oggi è diventato piuttosto raro; è un’arte morente nota solo a pochi.

Il “mele hula”, invece, era caratterizzato da una forte andatura ritmica. A volte l’attore usava solo il suo corpo e le sue mani mentre recitava una poesia. Altre volte usava anche una varietà di strumenti ritmici. Questo canto accompagnato dal ritmo è stato il precursore della moderna hula.

L’antica hula era considerata un’arte così raffinata che c’erano molti tabù in relazione a essa così che fosse protetta dalla profanazione. Chi si aspettava di entrare in una gilda di hula doveva vivere seguendo rigide regole, sopportando un addestramento rigoroso finché non conseguiva la laurea nella gilda.

Strumenti musicali antichi

Alcuni degli strumenti musicali delle antiche Hawaii sono ancora in uso oggi. Lo strumento musicale a corda principale era l’“ukeke”, disponibile in due diverse forme.

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L’ukeke lungo era una stretta assicella di legno flessibile, su cui erano tese due corde di fibre di cocco, fissate con bischeri, in modo da ottenere i toni giusti, a intervalli di un secondo o di un quarto. L’altro ukeke aveva una terza corda intonata a un terzo. Entrambe le varianti venivano usate portando le corde superiori contro la bocca e cantando o canticchiando contro gli strumenti e, in contemporanea, anche le dita si muovevano sulle corde.

Uno degli strumenti più strani dell’antica orchestra era il flauto nasale, composto di una giuntura di bambù con un foro per il naso su un lato e due fori per le dita nell’estremità opposta. Un altro strano strumento a fiato era simile a un’ocarina primitiva, ed era realizzato facendo tre fori su una zucca; anche in questo caso un foro era riservato al naso. Il naso soffiava, mentre le dita tappavano gli altri due fori.

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La sezione delle percussioni brillava di varietà! C’erano tamburi di ogni tipo, fatti di gusci di cocco, legno e zucca, di solito ricoperti alle estremità con pelle di squalo molto tesa. Fra questi spicca il tamburo “pahu”, proveniente da Tahiti e arrivato nelle Hawaii fra il XII e il XIII secolo. Si faceva con noci di cocco cave o con legno del frutto dell’albero del pane. La parte inferiore era splendidamente scolpita, mentre la cavità superiore era ricoperta di pelle di squalo. Questo tamburo è usato ancora oggi insieme al piccolo tamburo di cocco.

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Ma in che modo questa poesia cantata e la relativa danza, con la sua limitata gamma di toni, diventarono la melodiosa e dolce musica delle odierne Hawaii?

Influenzata dalla musica straniera

La transizione dalla musica antica a quella nuova iniziò con l’arrivo dei primi europei nel 1778. In breve tempo, uomini provenienti da navi baleniere e gruppi di missionari fecero grandi incursioni nella cultura hawaiana. I marinai in visita avevano un repertorio musicale tanto vario quanto le loro nazionalità, e gli hawaiani amanti della musica adottarono rapidamente i loro stili canori, che fecero propri. Molti dei brani più famosi dei mari del sud derivano dalle melodie portate da quei primi visitatori.

Inoltre, quei primi visitatori adattarono molti dei vecchi canti hawaiani. Per esempio, Hole Waimea è uno dei più famosi in assoluto, ed è un vecchio mele unito alla musica moderna. Un altro esempio è Waipio, che prende il nome da un’incantevole valle, ma questo ritornello in origine era un antichissimo canto.

Hole Waimea, eseguita da Mark Kealii Hoomalu

Nel 1820 i missionari iniziarono la creazione dell’alfabeto hawaiano, fino a quel tempo rimasto solo orale. Presto introdussero la scala a otto toni e iniziarono a insegnare inni e semplici canti popolari ai loro studenti, desiderosi di imparare. Anche se l’armonia era sconosciuta nelle vecchie Hawaii, fu velocemente assimilata, e piuttosto bene! Gli hawaiani sono molto abili nella parte del tenore, che è considerata da molti compositori come la più difficile da eseguire.

Waipio, eseguita da Arthur Lyman

Nel XIX secolo il giovane musicista Henry Berger giunse nelle Hawaii su invito di Kamehameha V, diventando musicista di corte e maestro di musica dei membri della famiglia reale. Organizzò quella che oggi è nota come Royal Hawaiian Band (Banda Reale Hawaiiana); questa orchestra, ogni anno, intrattiene con canti e balli hawaiani le navi passeggeri che arrivano sul molo.

Inoltre, dice ai passeggeri che stanno per ripartire: “Aloha”, parola che significa “addio, benvenuto” o “amore”.

Sotto l’influenza di Berger, e anche dopo, si accumulò un enorme tesoro letterario legato alle canzoni hawaiane. Molti dei monarchi del tempo di Berger dimostrarono un grande talento musicale, inclusa la regina Lilioukalani, l’ultima a regnare sulle Hawaii. La canzone più amata e conosciuta delle Hawaii, Aloha Oe, fu composta proprio da lei.

Aloha Oe, versione di Elvis Presley

La melodia di questa canzone fu ispirata da una vecchia ballata. Ma Lilioukalani scrisse il nostalgico testo dopo che lei assisté a una toccante scena di addio tra un giovane ufficiale dell’esercito reale e una ragazza nativa al ranch di Maunawili, a Waimanalo, Oahu, nel 1878. Lei stessa trascrisse l’intera partitura della canzone. Berger la arrangiò e, sotto la sua direzione, la Royal Hawaiian Band la suonò a San Francisco nel 1883, e immediatamente guadagnò popolarità.

Strumenti moderni e popolarità

Nella seconda metà del XIX secolo gli hawaiani si erano già affezionati insolitamente alla chitarra. Nel 1886 fu scritto:

“È suonata come strumento solista con una tenerezza e una morbidezza tali che sembra parlare dei sentimenti con delicatezza”.

Inoltre, nel 1879 un immigrato portoghese portò una chitarra in miniatura a 4 corde, l’ukulele, diventando lo strumento simbolo delle Hawaii.

I portoghesi chiamavano l’ukulele “cavaquinhos”, ovvero “piccolo pezzo di legno”. Ma a causa del modo in cui veniva suonato, i fantasiosi hawaiani cambiarono rapidamente il suo nome in “ukulele”, ovvero “pulce che salta”. Anche se all’origine era stato pensato solo come strumento d’accompagnamento, oggi i virtuosi che suonano l’ukulele come strumento solista sono davvero tanti. E con questo strumento padroneggiano tutta la musica hawaiana: dall’hula ai classici. È così amato che è normale vedere gli scolari suonare un ukulele mentre passeggiano.

Ma esiste uno strumento che è puramente prodotto dell’ingegno hawaiano ed è uno dei più amati e suonati al mondo: la chitarra d’acciaio, ovvero la steel guitar. Nel decennio successivo al 1890, uno studente della Scuola di Kamehameha, Joseph Kekuku, suonando una vecchia chitarra, premette il dorso di un pettine contro le corde che stava pizzicando e sentì per la prima volta l’indescrivibile suono piacevole della chitarra d’acciaio, che da allora è stato identificato come il suono delle stesse Hawaii.

Strumenti musicali hawaiani e MIDI
Di solito, negli strumenti e nei software musicali che lavorano con i comandi MIDI, sono emulate 128 strumenti, o voci, base. Per rintracciare facilmente gli strumenti, questi sono suddivisi in gruppi numerati (detti “preset”) da 1 a 128 oppure da 0 a 127 (dipende dal produttore). Le chitarre sono posizionate fra il 25 e il 32 (24-31).
La prima chitarra è la Nylon Guitar, ovvero quella “originale”. La Steel Guitar si trova ai numeri 26 o 25. Molti strumenti avanzati hanno altre “serie” di numerazioni aggiuntive, e assegnano nella stessa numerazione le varianti a 12 e 18 corde. Alcune Steel Guitar sono definite Acoustic Guitar.
Inoltre, nei gruppi aggiuntivi è possibile trovare anche l’ukulele, di solito posizionato nella stessa numerazione della Nylon Guitar.
Il suono della chitarra in un file MIDI potrebbe essere diverso da quello originale; in alcuni casi, può essere scambiato per un clavicembalo. Comunque, le ultime otto voci MIDI sono dedicate agli effetti di specifici strumenti. Per esempio, Guitar Fret Noise può essere usato per emulare i rumori delle dita sulla chitarra. Allo stesso modo, Breath Noise emula il rumore del respiro, utile con gli strumenti a fiato folkloristici.
La serie Tyros di Yamaha contiene le Mega Voice! una serie di preset che emula molti effetti realistici. Si tratta di voci pensate non per essere suonate ma programmate usando il programma Mega Enhancer.
Inoltre, Roland e Yamaha hanno sviluppato i propri sistemi per emulare gli effetti degli strumenti come le chitarre. Nelle tastiere Yamaha queste voci sono dotate delle funzioni Super Articulation.

La popolarità della musica hawaiana iniziò a diffondersi in tutto il mondo durante la Prima guerra mondiale.

Le registrazioni fonografiche furono una delle migliori pubblicità delle Hawaii. Chi non ha ascoltato almeno una volta nella vita i classici hawaiani Na Lei O Hawaii, Blue Hawaii, Little Grass Shack, Sweet Leilani o l’incredibile Hawaiian Wedding Song?

Nel corso degli anni la storia degli hawaiani – le loro opere, l’amore per la creazione e le emozioni – è sopravvissuta per la gioia del mondo intero. Le musiche che ricordano un’epoca passata continuano a raggiungerci, lasciandoci un riflesso che di continuo si rinnova ogni volta che si ascolta la musica delle Hawaii.

Vi lasciamo una selezione di brani hawaiani presa da Spotify.

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