Meta è dalla parte di crea?

Con centinaia di milioni di utenti attivi ogni giorno, su Facebook e Instagram sono creati miliardi di nuovi post ogni 24 ore. Un buon numero di questi include dei video. E i video spesso hanno una colonna sonora.

Da circa una settimana, i creatori presenti sui social del network Meta hanno dovuto rinunciare a una grossa fetta della musica italiana, nonché a una piccola parte di quella straniera. Molti ne hanno parlato. Ora vogliamo presentarvi anche noi un approfondimento.

Il tutto è iniziato giovedì 16 marzo, quando, senza alcuna comunicazione ufficiale, Meta ha deciso di rimuovere i brani tutelati da SIAE dalle library musicali di Instagram e Facebook. Le comunicazioni sono state ufficializzate da diversi organi di stampa, sia online che offline. Ma i diretti interessati, ovvero SIAE e i suoi associati, ne sono venuti a conoscenza al fatto compiuto.

Come si legge nel comunicato ufficiale di SIAE inviato ai suoi associati nella tarda serata di ieri, 22 marzo, “la decisione unilaterale di Meta di ‘silenziare’ sui suoi social i contenuti gestiti da SIAE è arrivata come un fulmine a ciel sereno, mentre il dialogo per trovare un accordo era ancora in corso”. Per dirlo in altre parole, mentre Meta e SIAE cercavano un accordo, Meta ha preso un’iniziativa insensata e irragionevole.

Nei giorni scorsi, SIAE aveva già dichiarato che dovrà passare per le vie legali, rivolgendosi ai tribunali americani. Con tutta probabilità, si tratterà di tribunali federali, vista l’internazionalità del problema.

Nei forum online si sono lette molte teorie strane da parte di non esperti. Una di queste affermava che Meta è gestita da persone “giovani”, mentre SIAE da persone troppo in là con gli anni. Guarda caso, proprio nell’ultima settimana, Mogol (presidente onorario della SIAE) e Mario Lavezzi (famoso cantante e autore attivo musicalmente dal 1963) hanno presentato un nuovo lavoro musicale. Mogol, il cui vero nome è Giulio Rapetti, è del 1936, mentre Mark Zuckerberg è del 1984. Che differenti generazioni!

Ma Mogol non è da solo in SIAE, il cui significato è “Società Italiana degli Autori e degli Editori”. Tutti i suoi associati hanno voce in capitolo! Gli associati sono rappresentati da persone chiave e da altri amministratori. Le persone chiave sono:

  • Mogol (presidente onorario)
  • Salvatore Nastasi (presidente)
  • Matteo Fedeli (direttore generale)

Chi si è soffermato sull’età di Mogol ha controllato l’età degli altri? Salvatore Nastasi è nato nel 1973, mentre Matteo Fedeli è del 1984, proprio come Mark Zuckerberg!

Se si guardasse solo il direttore generale, SIAE e Meta sarebbero gestite da due coetanei! Il problema dell’età è pertanto eliminato.

Nel comunicato di ieri, SIAE risponde ad alcune domande fondamentali.

SIAE ha preteso troppi soldi?

Come detto sopra, Meta ha interrotto la negoziazione. SIAE stava chiedendo a Meta di adeguare il pagamento dei diritti d’autore a quanto previsto dalle normative europee: ‘Gli aventi diritto devono ricevere una somma adeguata e proporzionata per l’utilizzo delle loro opere’.

Meta ha offerto una cifra standard, inferiore a quanto previsto dalle normative europee. Inoltre, si rifiuta di fornire i dettagli sull’uso effettivo della musica. Da parte di Meta manca la trasparenza.

Sembra che SIAE fosse disposta a scendere a un compromesso, accettando anche un pagamento inferiore dei diritti d’autore, anche se ingiusto, pur di chiudere il nuovo contratto con Meta, che era in scadenza. L’unico dato a nostra disposizione è quello pubblico, ovvero che Meta dichiara, negli Stati Uniti, un fatturato di 116 miliardi di euro nel 2022. Non si parla di dollari, ma di euro. Da dove arrivano tali soldi?

Come mai Meta ha fatto accordi con 150 paesi e solo con SIAE non si è trovato un accordo?

Perché il problema sembra riguardare solo l’Italia, e in particolare la SIAE? L’abbiamo accennato nella risposta alla precedente domanda: il contratto fra Meta e SIAE era in scadenza. Aspettate che scadano i contratti con gli altri 150 paesi …

Fra l’altro, visto che Facebook è il social network più diffuso al mondo, ci si domanda come possa avere 150 accordi quando le nazioni sparse sul Pianeta Terra sono circa 250. L’ONU avrebbe un maggior numero di paesi membri!

Un’altra curiosità: Facebook è disponibile in 111 lingue, mentre le lingue ufficiali dell’ONU sono solo 6 (con 193 Stati membri)!

A differenza di SIAE, Facebook è in crisi. Negli ultimi mesi ha dovuto licenziare un elevato numero di dipendenti. Domanda:

Perché SIAE è riuscita a stringere accordi con tutti (Youtube, Tiktok, Spotify, ecc.), ma non con Meta?

Questa situazione sta danneggiando e penalizzando gli artisti tutelati

In molti siti e forum si legge che, a causa di quanto successo con Meta, i musicisti scapperanno da SIAE e si iscriveranno a Sound Reef. Non sappiamo se questa profezia si adempirà. Comunque, in SIAE non ci sono solo musicisti tutelati. Ci sono anche romanzieri, cineasti, autori televisivi, ecc. SIAE sarebbe stata accusa di danneggiare tutti gli artisti in generale. Ma il problema riguarda la musica!

Ripetiamo che esistono delle leggi, come la Direttiva Copyright, per la quale gli autori e gli editori di tutta Europa si sono battuti per anni. Non avere delle regole per i diritti d’autore: questo sarebbe il danno. E chi non le vuole, SIAE o Meta?

Pubblicizzare i propri lavori musicali sui social network è un buon modo per ricevere visibilità e, si spera, per essere pagati. Visto che l’autore di questo articolo è un musicista ed è anche un associato SIAE (avente anche diritto di voto all’interno della stessa), ecco alcune informazioni di prima mano.

Ho parlato con artisti di diverse nazioni: Nigeria, Sud Africa, Brasile, USA, Indonesia, ecc. Tutti quanti mi hanno detto che, in generale, non riescono a farsi pagare gli stream di Facebook in cui sono presenti le loro musiche. A me, che sono italiano e membro SIAE, sembra che sia andata meglio di loro. Dal 2019 a oggi ecco quanto ho guadagnato con gli stream su Facebook:

Facebook$9.19 
La cifra è in dollari perché non proviene da SIAE ma da DistroKid.

Come si può notare, i guadagni sono molto bassi. Soprattutto, non rispecchiano la realtà. Infatti, la mia musica è presente in centinaia di servizi online. Per esempio, durante il periodo 2021-2022, io sono stato uno dei 3 artisti italiani più ascoltati su N1M (in ambito Soul).

Tra gennaio e febbraio di quest’anno ho ricevuto la prima di una serie di comunicazioni secondo cui ho raggiunto la vetta massima in ambito Soul e Classic (fra tutti gli italiani). La mia musica è la più ascoltata e la più apprezzata in assoluto. Questo è un riconoscimento non da poco per me.

Nelle 4 ore precedenti all’uscita di questo articolo, ecco quante volte è stata ascoltata la musica dell’autore di questo articolo, Giovanni Correddu

N1M è un social network votato alla musica, ma gran parte degli utenti poi utilizza altri servizi di ascolto, garantendo agli artisti qualche entrata economica.

Tornando alla comunicazione ufficiale di SIAE, si legge anche:

“Allo stato attuale, parlando di diritto d’autore, voi autori ed editori ricevete briciole dalle piattaforme di Meta”

Meta guadagna ingenti somme sfruttando le opere musicali, proprio come fanno gli schiavisti. Cosa desidera uno schiavo sfruttato? Essere liberato dalle catene e, magari, trasferirsi da un’altra parte. Allo stesso modo, visto che Meta schiavizza le opere musicali, non sarebbe meglio che queste fossero presenti su altre piattaforme migliori (dal punto di vista del diritto d’autore)?

SIAE promette che continuerà “a cercare un dialogo con Meta a tutela” degli interessi degli artisti suoi associati. Aggiungiamo che, così facendo, stabilirà un precedente per quegli innominati 150 paesi.

Perché sono state cancellate anche le canzoni non tutelate da SIAE?

Come effetto collaterale della decisione di Meta di rimuovere i brani appartenenti al repertorio SIAE, tantissimi altri brani – internazionali o gestiti da altre società di collecting – sono spariti da Instagram e Facebook.

Perché? Dalla confusione che stiamo vedendo in queste ore sulle sue piattaforme, possiamo dedurre che Meta abbia riscontrato qualche difficoltà nell’identificazione delle opere che intendeva rimuovere.

Inoltre, “neanche l’industria musicale italiana era stata preallertata da Meta rispetto a questa decisione“, creando non pochi problemi alle case discografiche che avevano un nuovo prodotto o un album da lanciare. La verità è che da questa presa di posizione di Meta ci perdono tutti: la filiera musicale, gli autori, gli editori, SIAE tutta e la stessa Meta.

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