
Le cuffie, quegli inseparabili compagni di ascolto quotidiano, hanno una storia affascinante che affonda le radici nella fine dell’Ottocento, quando l’innovazione tecnologica trasformò il suono in un’esperienza personale e portatile. Da semplici ricevitori telefonici a dispositivi high-tech wireless, il loro percorso riflette l’evoluzione della comunicazione e dell’intrattenimento. Scopriamo come nacquero e si diffusero, inclusa la loro prima apparizione iconica nelle immagini e nei film.
Le origini nell’Ottocento

Le prime forme di cuffie emergono fra il 1880 e il 1890 con i ricevitori telefonici e sistemi pionieristici come il Théâtrophone di Clément Ader e l’Electrophone. Questi dispositivi consentivano di ascoltare spettacoli teatrali e opere liriche in diretta da remoto, premendo 2 piccoli altoparlanti contro le orecchie, collegati da fili a linee telefoniche. Nel 1891, l’ingegnere francese Ernest Mercadier brevettò il “bi-telephone”, un prototipo di auricolari in-ear leggeri, considerato il vero precursore degli auricolari moderni.

L’invenzione delle cuffie moderne

Il salto decisivo arriva nel 1910, quando l’inventore statunitense Nathaniel Baldwin assembla in casa sua le prime cuffie “moderne”: due padiglioni sonori uniti da un archetto rigido, simili a quelli che usiamo oggi. La Marina USA le testò per gli operatori radio, ordinandone centinaia e stabilendole come standard militare. Questo modello segnò la transizione da dispositivi rudimentali a strumenti pratici per la comunicazione.

Un esempio del loro utilizzo si può vedere nel film Charlot soldato (1918), andato in onda la scorsa notte (29 dicembre 2025) su RAI 3. Il film, appartenente al genere muto, è stato restaurato di recente in 4K.
Prime apparizioni in foto e cinema

Le cuffie di Baldwin compaiono nelle prime fotografie storiche intorno al 1910-1915, ritraendo operatori radio militari e telefonici con i loro modelli over-ear, come documentato in immagini d’epoca della Marina USA. Nel cinema, fanno la loro comparsa negli anni ’20 nei film muti e sonori, ad esempio in documentari su trasmissioni radiofoniche o pellicole come The Jazz Singer (1927), dove appare equipaggiamento audio simile, simboleggiando l’era della radiofonia diffusa.